Come avere una tartaruga invidiabile?
Agosto sembra ancora lontano e irraggiungibile e la prova costume è l’ultimo dei nostri pensieri, ma delle addominali perfette non si ottengono in una settimana, in più, Natale è alle porte con tutto quello che le festività comportano. In questi giorni di pranzi e cene con parenti e amici sarà difficile mantenere la linea; per questo motivo vi proponiamo tre semplici esercizi per avere un addome di ferro.
Il primo si chiama crunch ed è un esercizio molto efficace, bisogna sdraiarsi a terra e flettere le gambe in modo che formino un angolo retto. Dopodichè si sollevano le spalle mentre il resto della schiena deve rimanere appoggiata al pavimento. Quando il muscolo si contrae, respirate profondamente mentre quando si rilassa, espirate. La testa e il collo non devono essere forzati altrimenti rischierete di soffrire dei dolori.
Il secondo allenamento consigliato è quello delle addominali laterali, si tratta di un esercizio molto semplice. Una volta sdraiati dovrete sollevare nello stesso tempo gamba destra e spalla sinistra e viceversa. Anche per questo esercizio è fondamentale che si sollevino le spalle però mai la schiena e che il collo non sia sottoposto a uno sforzo eccessivo.
Per concludere in bellezza, non rimane che aggiungere il più classico degli esercizi: il crunch in avanti, cioè il sollevamento del busto con le braccia intrecciate dietro la testa per aiutarci nel movimento, sempre respirando nella maniera corretta: inspirazione quando si contraggono gli addominali ed espirazione quando il muscolo si rilassa.
Per evitare dolori consigliamo sempre di utilizzare un materassino stile yoga, evitando il diretto contatto con il pavimento duro. In bocca al lupo per la vostra tartaruga.
Tendenze: gli italiani e internet
La recente relazione dell’Eurostat, l’ufficio statistico dell’Unione Europea, ha messo in luce un dato scoraggiante: 4 italiani su 10 non hanno mai navigato su internet. Il campione di popolazione selezionato comprende soggetti dai 16 ai 74 anni; purtroppo si tratta di una media superiore a quella europea. Risulta evidente che il problema del digital divide in Italia non è ancora stato risolto. Alcune regioni, Lombardia in primis, spiccano in quanto a copertura di linee ADSL; con le sue 777 linee attive, Milano e dintorni si aggiudicano il primato di cablaggio nel Belpaese, seguti da Emilia-Romagna con 503 e Toscana con 495. Per altre zone d’Italia, invece, la situazione è desolante; Valle d’Aosta e Molise sono i fanalini di coda con rispettivamente 42 e 30 linee ADSL attive. Anche se si tratta di dati che devono essere analizzati con cautela, è evidente il disequilibrio tra differenti aree del paese.
Inoltre, siamo “in ritardo” anche per quanto riguarda gli acquisti su internet, la media dell’Unione Europea si attesta sul 58% mentre nello stivale solo il 27% degli utenti del web ha comprato online nell’ultimo anno.
Madrid, capitolo uno
La capitale spagnola ha un fascino particolare, la sua è una bellezza classica, monumentale, è una città che sa essere sfarzosa ed umile allo stesso tempo e che non smette mai di stupire. Se state cercando una città tranquilla e placida, sarà meglio che non facciate il biglietto per la metropoli spagnola, il bello di Madrid è che non dorme mai
Una tappa obbligata del soggiorno madrileño è la Gran Via, centralissima arteria che si estende da Plaza de España fino alla Puerta de Alcalá, è una passeggiata commerciale con negozi di tutti i tipi e per tutte le tasche, sempre affollata, si situa a metà tra un boulevard parigino e una main street americana. Non a caso, la calle è famosa anche con il nome di Broadway madrileña. Camminando sugli ampi e sempre affollati marciapiedi, il rischio sarà sempre quello di camminare a testa in su; la strada cittadina è infatti costellata di edifici superbi a partire da Plaza de Cibeles che ospita al centro un’enorme fontana raffigurante la dea Cibele, simbolo di prosperità, in un carro trascinato da leoni. Questo monumento è diventato ancora più famoso per le celebrazioni dei tifosi del Real Madrid che si riuniscono attorno in questa piazza quando los merengues vincono un trofeo. Da non perdere è anche il Palacio de comunicaciones costruito nel 1917. Inizialmente era la sede della Sociedad de Correos y Telégrafos (le poste). Dopo la ristrutturazione avvenuta nel 2010/2011 è diventato sede municipale e non solo! Al suo interno (l’entrata è completamente gratuita) ospita mostre d’arte, di fotografia e offre delle aree chill-out per la lettura. Inoltre, è possibile prendere un ascensore e godere della stupenda vista dal tetto. Proseguendo per la Gran Via, vedremo altri palazzi degni di nota come il Circulo de bellas artes, il Banco de España, il Rascacielo de Telefonica (il primo grattacielo costruito in Spagna). Risalendo la avenue madrileña si arriva infine a Plaza del Callao dove campeggia statuario l’Edifico Carrión con la sfavillante pubblicità della Schweppes mentre all’altro lato della strada si trova l’austero Palacio de la Prensa. Scendendo verso il basso si trova Plaza de España, grigia e imponente, a far da cornice al monumento dedicato a Cervantes e al suo poema più famoso, il Don Chisciotte, ci sono due grattacieli di vecchia data: la Torre de Madrid e l’Edificio España (al momento completamente disabitato ed in attesa di riqualificazione).
Se da Callao invece imbocchiamo Calle Preciados, arriveremo rapidamente alla celeberrima Puerta del Sol, il
kilometro cero de España, idealmente il centro del paese. Nel marciapiede davanti all’Ayuntamiento (il municipio) si trova una placca che segnala che la Puerta del Sol è il punto dal quale si calcola ogni distanza stradale. Questa centralissima piazza madrileña è il fulcro centrale della vita della metropoli, qui passano tutti: turisti, cittadini, studenti e pendolari dato che è servita da tre linee di metropolitana e una stazione sotterranea della Renfe. La plaza è balzata all’onore delle cronache nel 2010 per il Movimiento 15M, gli indignados e l’enorme ed economicissimo camping; il più conveniente di tutta la Spagna. Le tende e la tensostruttura improvvisata offrivano ogni genere di servizio: asilo, cucina, area relax…tutto questo a lato della scultura del Oso y el madroño (l’orso e il corbezzolo), simbolo della villa (è così che los madrileños chiamano la loro città).
Ma Madrid offre molto più che questo, il resto ve lo racconterò nei prossimi capitoli. Hasta pronto.
Il ritorno della lince
Finalmente una buona notizia: la lince è tornata a popolare le montagne italiane. Ufficialmente, il felino era considerato estinto fin dall’inizio del secolo scorso dopo che numerosi massacri indiscriminati avevano ridotto considerevolmente (o addirittura eliminato) gli esemplari presenti nell’arco alpino. Probabilmente, alcuni gruppi isolati erano riusciti a sfuggire alla strage ma la loro presenza non era significativa, e dato che l’animale ha un comportamento schivo era quasi impossibile avvistare questi felini nell’Italia settentrionale.
Una svolta si ha solamente negli anni 70, quando alcuni esemplari di lince vengono reintrodotti in Svizzera e Francia precisamente nel Massiccio del Giura. Poco a poco i felini hanno potuto prosperare, riprodursi e ricolonizzare il nord Italia. Per risalire al primo avvistamento nel Belpaese bisogna aspettare l’inizio degli anni 80; nelle Alpi Giulie, a ridosso del confine con la Slovenia, il felino fa la sua prima comparsa. Il progetto di ripopolamento di questo mammifero è l’obiettivo del Progetto Lince Italia, una associazione culturale dell’Università di Padova che può contare sull’appoggio di organismi internazionali come Scalp (Status and Conservation on Alpine Lynx population) e il Cat Specialist Group dell’Iucn (The World Conservation Union). Se nella zona settentrionale della penisola questo felino sembrava scomparso da tempo, lo stesso non si può dire dell’appennino centro-meridionale, sembrerebbe infatti che le linci non si siano mai estinte nel massiccio del Gran Sasso.
Una curiosità, se in Abruzzo la lince non ha mai cessato di esistere, in Sardegna non è mai esistita!La sua presenza non è mai stata rilevata e non sono mai stati trovati nemmeno dei resti fossili!
Un classico della cucina romana: la pasta alla carbonara
December 14, 2011 by admin
Filed under Alimentazione e Salute
Gli spaghetti alla carbonara sono un piatto imprescindibile nella casa di ogni italiano. Questo piatto dal sapore deciso nacque nel Lazio e le sue origini sono tuttora incerte. Alcuni sostengono che si trattasse di un piatto tipico dei carbonai che per necessità di lavoro dovevano trascorrere lunghi periodi nei boschi dell’entroterra laziale e abruzzese. Dato che in quell’epoca non era possibile conservare le uova in un frigorifero, la pietanza veniva preparata ed in seguito consumata fredda. Ma la storia del piatto nazional-popolare per eccellenza potrebbe essere molto più recente e con origine americana. Le truppe americane dopo lo sbarco nello stivale, erano solite consumare un piatto a base di uova, pancetta e noodles, infatti, prima dell’arrivo dell’esercito alleato in Italia non si conosceva il bacon, che presenta caratteristiche diverse rispetto all’italica pancetta.
Vi starete chiedendo: qual’è la ricetta della vera cabonara?
Le varianti si sprecano; c’è chi usa solo il tuorlo, chi aggiunge panna e chi preferisce la variante vegetale con le zucchine al posto dei dadini di pancetta, ma l’unica e vera ricetta è questa:
Ingredienti:
- Pasta di semola di grano duro (preferibilente spaghetti o vermicelli)
- Uova (uno per persona)
- Pancetta (o guanciale)
- Pecorino
- Sale
- Olio
- Pepe nero
Preparazione:
Mentre l’acqua bolle, sbattete in una ciotola le uova e conditele con sale, pepe e pecorino grattuggiato mentre in una padella a parte dovrete soffriggere la pancetta. Una volta terminata la cottura della pasta, scolatela e versatela nella padella della pancetta rigirandola; successivamente dovrete riversare gli spaghetti nella pentola e, a fuoco spento, rigirare la pasta con l’aggiuta dell’uovo precedentemente sbattuto. Attenzione però, l’uovo non deve cuocersi, altrimenti quello che otterrete sarà pasta con frittata.
Questa e una ricetta molto calorica, quindi sarebbe meglio non abusarne, ma d’altra parte, ogni tanto bisogna concersi un capriccio.
Se siete degli amanti di questo piatto, vi consiglio di vedere il film “La carbonara” di Luigi Magni, la storia è ambientata nella Roma pontificia e le vicende che si narrano girano attorno a una locanda (e ad una locandiera) che diventa crocevia di viandanti, pellegrini, nobili e naturalmente…carbonari
Origine dell’espressione OK
La parola OK viene usata comunemente in Italia, ma forse non tutti sanno che questo brevissimo vocabolo nasconde una storia lunghissima, forse millenaria. Quello che è certo è che questa espressione venne introdotta dalle truppe anglo-americane durante la Seconda Guerra Mondiale, ma la sua origine probabilmente risale all’unica guerra combattuta nel territorio Statunitense: la Guerra di secessione. Sono in molti quelli che sostengono che, dopo una battaglia priva di perdite, i militari erano soliti scrivere su una lavagna “0 killed”, formula successivamente abbreviata in OK. Sebbene questa sia la “versione ufficiale”, la genesi di questa parola (o forse sarebbe meglio dire acronimo) rimane avvolta nel mistero.
Alcuni studiosi ritengono che questo piccolo vocabolo derivi dal tedesco e anche questa volta gli Stati Uniti hanno qualcosa a che vedere.
John Augustus Roebling era un ingegnere e fabbricante d’acciaio originario di Mühlhausen, una tranquilla cittadina della Turingia. Roebling, all’età di 25 anni lasciò l’Europa centrale per trasferirsi in America e li divenne famoso per la progettazione di ponti sospesi; a lui si deve il progetto del Ponte di Brooklyn ad esempio. Nonostante vivesse oltre oceano da molti anni, John non padroneggiava a fondo la lingua inglese, per questo motivo quando firmava un progetto, dopo averlo consultato con i suoi collaboratori, soleva scrivere in tedesco A.K. un acronimo che stava a significare “Alles Klar”, in tedesco “Tutto corretto”. Dato che gli operai americani pronunciavano il vocabolo con “O” e non con “A”, l’ingegnere finì per apporre O.K.
A reclamare come Europea l’origine della parola si aggiungono inoltre i greci che sostengono che l’espressione derivi da Όλα Καλά (Ola Kala) un modo di dire che indica che va tutto bene. Nei paesi dell’ex Unione Sovietica invece si pensa che la genesi del vocabolo sia da ricercare nell’espressione “очень хорошо” (che si pronuncia “ochenʹ korosho”), locuzione gridata dagli scaricatori di porto di Odessa ai passeggeri delle navi per indicare che tutto il carico era stato stivato correttamente. Le iniziali dell’espressione avrebbero dato vita alla parola OK che successivamente, via mare, sarebbe diventata famosa in tutto il mondo.
Le teorie che ruotano attorno a questa popolarissima espressione si sprecano, c’è chi sostiene che derivi dal francese, chi dall’idioma dei pellirosse, altri ancora credono che provenga dall’occitano. Quello che è certo è che apparve per la prima volta in un quotidiano nel 1839, precisamente nel Boston Morning Post, e non mi sorprende il fatto che una palabra dal passato così confuso e probabilmente eterogeno sia stata adottata dal paese più cosmopolita al mondo.
Il mondo dall’alto: Google Earth
Da quando Google Earth è entrato stabilmente a far parte della nostra quotidianità, questo software è stato usato per mille disparati motivi: per vedere la propria casa, la località dove si era soliti andare in vacanza, mete esotiche leggermente fuori budget…grazie a Google Earth possiamo viaggiare in tutto il mondo senza uscire di casa e scoprire molte immagini insolite e bizarre.
Ad esempio in Cile, e precisamente nel Deserto di Atacama, la zona più arida del pianeta, si trova il logo della Coca Cola più grande del mondo. Il simbolo, che misura 50 metri in altezza e 120 in larghezza, è composto da ben 70.000 bottiglie di Coca Cola ed è visibile con Google Earth nelle coordinate : 18°31’43.30″S 70°15’1.05″W.
Questo enorme marchio venne creato nel 1986 per celebrare il primo secolo di attività della nota bevanda di Atlanta.
Ma il logotipo della multinazionale americana non è il solo.
Anche il famoso motore di ricerca Firefox ha ricreato il proprio logo in un campo di avena nei pressi di Amity, Oregon.
L’intenzione era quella di imitare i cerchi nel grano, che da anni dividono l’opinione pubblica tra chi li ritiene opera degli extraterrestri e chi invece pensa che si tratti semplicemente di umanissimi scherzi. Il “crop circle” è stato creato principalmente da studenti e in questo sito internet http://firefoxcropcircle.com/circle/ vengono spiegati tutti i passaggi dall’ideazione al lavoro compiuto.
Il marchio della volpe di internet è visibile su Google Earth alle coordinate: 45° 7’24.08″N 123° 6’49.26″W
Anche un colosso dei fast food come Kentucky Fried Chicken
non poteva essere da meno, la multinazionale americana nel novembre del 2006 ultimò la costruzione del primo logotipo di una marca visibile dallo spazio. Il gigantesco marchio rappresentante il colonnello Sanders si trovava nel Deserto del Nevada, precisamente nella sonnacchiosa cittadina di Rachel, piccolo paesino prossimo all’Area 51 e discretamente famoso per gli avvistamenti di UFO. La costruzione di questo enorme “cartellone pubblicitario” occupò più di 50 persone tra designer, architetti e ingegneri. L’obiettivo di questa azione pubblicitaria era quello di promuovere un cambio di immagine della catena di ristoranti KFC che portò al rinnovamento di circa 14.000 locali della compagnia in più di 80 paesi.
Per concludere in bellezza, cosa ne pensate di questo hotel a forma di coccodrillo? 
L’enorme complesso turistico si chiama Gagudju Crocodile Holiday Inn e si trova in Australia, all’interno del Parco Nazionale Kakadu. Questo mastodontico albergo dispone di 110 stanze, piscina olimpionica, campi da tennis, un campo da golf ed addirittura una galleria d’arte.
Il Gagudju Crocodile Holiday Inn è visibile dal satellite alle coordinate: 2°40’13.83″S 132°49’56.66″E
Ucraina&Polonia unite per l’Europeo
Come molti sanno, quest’estate e precisamente l’8 giugno 2012 prenderà il via una delle competizioni calcistiche più importanti del pianeta. Il match inaugurale sarà Polonia – Grecia, i padroni di casa avranno il vantaggio di giocare con il favore del pubblico nello Stadion Narodowy di Varsavia. La finale di coppa verrà invece disputata l’1 luglio 2012 a Kiev, nello Stadio Olimpico dove, nelle file della Dinamo Kiev, iniziò la sua fortunata carriera Andriy Shevchenko prima di traferirsi al Milan, poi al Chelsea di Abramovich ed infine conludere la propria esperienza calcistica nella squadra che lo aveva lanciato.
Se la Polonia in questi ultimi anni ha beneficiato in maniera positiva del turismo, soprattutto verso le città di Varsavia e Cracovia, l’Ucraina è rimasta un po’ fuori dal boom turistico che ha interessato il suo vicino di casa. Andiamo quindi a scoprire che cosa offre la sua capitale.
La capitale ucraina è una piacevole città che si estende sulle rive del fiume Dnepr, la parte più antica è situata sulle colline che sovrastano la piana dove scorre il corso d’acqua. I primi insediamenti in questa zona risalgono al quinto secolo dopo Cristo. Approfittando della sua posizione strategica, essendo di fatto una “porta” verso la vicina Russia, i primi insediamenti diedero origine ad un prosperoso capoluogo.
Cosa vedere a Kiev?
La prima foto ci mostra una tappa imprescindibile della vostra visita a Kiev: la Cattedrale di Santa Sofia, una splendida chiesa bizantino/ortodossa, è stato il primo monumento ucraino ad entrare nella lista dei patrimoni dell’umanità dell’Unesco e al suo interno si trova uno splendido assortimento di mosaici e affreschi.
Nella seconda foto possiamo ammirare il Palazzo Mariyinsky, residenza ufficiale del Presidente ucraino. Quest’edificio risale alla metà del 1700 e porta la firma di un architetto italiano, Francesco Bartolomeo Rastrelli, un fiorentino trapiantato a San Pietroburgo dove progettò il Palazzo d’Inverno. Durante l’epoca comunista l’edificio venne utilizzato per differenti funzioni: Comitato rivoluzionario, Caserma militare, Ministero dell’Agricoltura… Durante la seconda guerra mondiale venne pesantemente bombardato ed in seguito ricostruito. A lato si trova il Mariyinsky Park, ideale per rilassarsi e teatro di numerosi concerti durante la bella stagione.
L’ultima foto ci mostra invece la Maidan Nezalezhnosti, sarebbe a dire Piazza dell’Indipendenza; situata nel cuore di Kiev è stata rimodernata nell’anno 2002, al centro si trova un gigantesco obelisco sulla cui punta si trova il protettore della città: l’Arcangelo Michele. Oltre ad essere divenuta famosa nel 2004 per le manifestazioni legate alla Rivoluzione arancione è una parte della città molto frequentata dai giovani grazie alla presenza di numerosi locali notturni.
Kiev non è solo questo, vi consiglio di vedere anche il Monumento alla patria, il Museo nazionale d’arte ucraina e il Monastero delle Cave di Kiev, anche se a mio avviso, la maniera migliore di visitare una città è saper perdersi, chiudere per un’ora la guida turistica e scoprire gli scorci più autentici di questa bella capitale.
Se andate in Ucraina per gli Europei, non scordatevi di visitare questo gradevole paese. Buon viaggio.




